Peter Belyi

Through his artwork, Russian artist Peter Belyi conducts an investigation into the origins of cultural conscience. For a number of years, the artist has carried forward a project he has entitled “commemorative modeling,” a term coined in the Soviet Union during the 1920s to indicate a utopian architecture projected into the future. Within Belyi’s artistic production, the terms and meanings of this form of historical modeling are overturned, and the concept comes to mean a reinterpretation of history that becomes a deconstruction of history. For example, the architecture of buildings like factories and hospitals, typical of 1970s Russia, are adopted and represented in the form of mausoleums, created out of drywall in an advanced state of destruction, precisely as if these unfinished architectural constructions had been bombarded into skeletons of their former selves. They are transfigured, becoming emblematic of an ideology that, like those precarious constructions, has fallen into ruin.
Belyi’s most recent projects, on the other hand, appear to grapple more directly with the materials the artist utilizes. It seems as if the artist is searching for inspiration within the material itself, or, in an entirely personal and secret dialogue between himself and his chosen material, he expects the material itself to suggest the themes for his artworks. In this manner, Peter Belyi aims to achieve a perfect interaction between aesthetics and materiality, one that coincides in a tautological manner with the meaning of the artwork he creates.

Attraverso le sue opere, l’artista russo Peter Belyi, compie un’indagine sul’origine della coscienza culturale. Per molti anni l’artista ha portato avanti un progetto denominato “modellatura commemorativa”, termine che nell’Unione Sovietica degli anni Venti indicava i modelli di un’architettura utopica proiettata nel futuro. Nella produzione dell’artista russo, rovesciando i termini e il significato della modellatura storica, tale concetto vuole significare una rilettura della storia che ne diviene una decostruzione. Nei mausolei, ad esempio, vengono riprese architetture di edifici, come fabbriche e ospedali, tipiche della Russia degli anni Settanta, rappresentate in forma di mausolei appunto, ma realizzate in cartongesso e in avanzato stato di distruzione, come se gli scheletri di tali architetture, mai terminate, fossero stati bombardati. Essi si trasfigurano per diventare emblema dell’ideologia che, come quelle costruzioni precarie, cade in rovina.

Gli ultimi progetti sembrano misurarsi invece più direttamente col materiale che l’artista utilizza. Sembra che l’artista cerchi un’ispirazione dal materiale stesso o che, in un dialogo segreto e tutto personale tra di lui e il materiale scelto, questi, si aspetti che sia lo stesso materiale a suggerire il tema dell’opera. Peter Belyi mira così ad una perfetta interazione tra estetica e materialità, che coincide in maniera tautologica con il significato dell’opera.

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The pause (2011)

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3 risposte a “Peter Belyi

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